Pensavo fosse amore, ma era solo adv

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I milioni di fan che seguono Kim Kardashian sui social media sono abituati a vederla elogiare diversi tipi di prodotti, dal the brucia grassi alle vitamine gommose per capelli più forti.  Qualche tempo fa, infatti, diceva su Instagram, mentre addentava un chewingum  vitaminico: “Nuova ossessione @sugarbearhair. Ne prendo due al giorno per prendermi cura dei miei capelli. Sono deliziose!”

Quello però che molti fan potrebbero non aver notato sono due hashtag che prima non comparivano in questi messaggi di lode: #ad e #sp (che sta per sponsored).

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Per i brand che si contendono i consumatori online (i quali spesso e volentieri sono muniti di ad block e sopportano malvolentieri le inserzioni pubblicitarie) ingaggiare dei testimonial con largo seguito sui social (i cosidetti influencers) è diventata una strategia sempre più utilizzata per raggiungerli. I marchi pagano migliaia di dollari per essere menzionati nei post delle star, che svolgono appunto il ruolo di testimonial, rendendo così più difficile identificare l’intento pubblicitario. Una pratica che alcuni gruppi a tutela dei consumatori, negli USA, ha reputato ingannevole.  Anche la Federal Trade Commission (associazione governativa  indipendente a tutela  dei consumatori) , si è trovata in difficoltà nel decidere come questi endorsement a pagamento dovessero essere trattati per assicurarsi che i consumatori li percepissero come pubblicità. Ecco il perché dei nuovi hashtag. Ma sarà una misura sufficiente?

Kylie Jenner, personaggio televisivo, modella ed imprenditrice, ha cambiato il testo di alcuni suoi post dove essere stata accusata di infrangere le linee guida della Federal Trade Commission. Il post, in principio, recitava: “Thanks for the birthday home, @airbnb”, salvo poi essere modificato in” thanks for the gift of a lovely birthday home, @airbnb” .

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Il mercato che mette in contatto brand ed influencers può generare cifre notevoli.  Captiv8,  società che mette in contatto gli uni con gli altri, afferma che qualcuno che ha dai tre ai sette milioni di followers può chiedere, mediamente, 187.500 Dollari per un post su You Tube, 75.000$ per un post su Instagram o Snapchat e 30.000$ per un post su Twitter. Per gli influencers che contano tra i 50.000 e i 500.000 followers, la media è di 2.500 Dollari per YouTube, 1.000$ per Instagram o Snaphat e 400$ per Twitter.

E in Italia? Da noi, al momento, non c’è nessuna legge o direttiva che spinga a fare chiarezza tra un post che elogia un prodotto/servizio senza secondi fini e un post pubblicitario e, probabilmente, non arriverà neanche tanto presto. In questo contesto, i maggiori influencers italiani potranno continuare a dire, nei loro post, che non possono più fare a meno degli oggetti più disparati, lasciando ai loro followers il compito di capire se siano sinceri o meno.

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