La sottile linea rossa tra Washington e Hong Kong

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In principio fu Jeff Bezos, fondatore di Amazon, che nel 2013 acquistò il Washington Post per 250 milioni di dollari dalla famiglia Graham, storica proprietaria del giornale. All’epoca, le preoccupazioni maggiori si concentrarono sul fatto che il quotidiano avrebbe potuto perdere la sua obiettività e diventare più uno strumento di lobby che di informazione.

In realtà, il quotidiano stava di certo subendo una trasformazione, ma in chiave “modernista”: oggi infatti, i suoi contenuti sono scritti soprattutto per essere condivisi sui social (dato che la maggior parte dei lettori li legge attraverso gli smartphone),  mentre in redazione i giornalisti da qualche tempo fanno i conti con un grande totem sul quale viene mostrato l’andamento degli articoli, il numero di clic ricevuti e la loro provenienza. Risultato? Oggi, l’edizione online del giornale ha raggiunto i 71,6 milioni di visitatori, arrivando subito dopo BuzzFeed e prima del New York Times.

grafico-visite-wpLa notizia più recente è che invece, l’omologo cinese di Amazon – Alibaba – ha acquistato il South China Morning Post, il quotidiano più letto di Hong-Kong, in lingua inglese, per 266 milioni di Dollari. Anche qui, Alibaba promette di mantenere una linea editoriale e una prospettiva sulla Cina “giusta e bilanciata”,  con l’obiettivo di guadagnare punti con Pechino. Vedremo anche qui in seguito cosa succederà, se il quotidiano verrà “rivoluzionato” o servirà principalmente per fare lobby.

In entrambi in casi, sarebbe interessante capire se (e quanto) siano remunerativi questi investimenti, soprattutto se pensiamo che la versione cartacea del Washington Post non è proprio il prodotto principale su cui Bezos punta (preferisce pre-installare le app del quotidiano sui Kindle, anche questi di sua proprietà), mentre il SCMP fa registrare circa 104.000 abbonati (sia per la sua versione online che cartacea).  Un editore “puro” ci avrebbe quindi pensato due volte prima di investire su queste testate, ma evidentemente – anche con bilancio in rosso – sono utili a perseguire gli scopi degli imprenditori che li hanno acquistati.

Certo, è indubbio che i giornalisti di testate proprietà di azienda possano essere totalmente liberi di affrontare qualsiasi argomento, ma questo è l’altra faccia della medaglia di un contesto in cui i giornali non possono sostentarsi solamente con le vendite e pubblicità sui siti, traffico e contenuti online a pagamento ancora non sono abbastanza.

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