Se Facebook vince

Facebook ha vinto. O, per lo meno, è molto vicino a farlo. Ad oggi, sembra aver stravinto il duello con Twitter, social network della primavera araba che invece si trova invece a combattere, come racconta il New York Times, gli account filo-terroristici. Il sito di micro blogging, che si è sempre posizionato come ‘global town square’, ha infatti bloccato 125.000 account da metà del 2015, di cui 46.000 attribuiti a supporter dell’ISIS che lo usavano per le poche restrizioni.

La creatura di Mark Zuckerberg invece, viaggia sempre più spedita. Per la prima volta, i profitti hanno nell’ultimo trimestre 2015 superato il miliardo 
di dollari, più che raddoppiando anno 
su anno. Merito della pubblicità personalizzata, e dunque dell’analisi dei dati che affidiamo al social network: il suo fatturato in soli cinque anni è passato da 2 a 16 miliardi di dollari. Ma questo non può essere considerato un traguardo: solo un terzo del mondo è connesso e, per mantenere i tassi di crescita, Facebook deve conquistare i mercati che stanno conoscendo più lentamente l’accesso alla Rete.

Come fare: basta pensare al progetto “Free basics”, iniziativa lanciata in India offre la possibilità di connettersi gratis ma solo a una limitata serie di indirizzi, tra i quali alcuni servizi pubblici e, come ovvio, lo stesso Facebook.

FreeBasicsListing

La notizia di oggi è che la Trai, l’autorità per le telecomunicazioni indiana, ha bocciato il “Free basicis”, motivando la decisione che un simili sistema violi la “net neutrality”. Lo stesso era accaduto ad inizio anno anche in Egitto, dato che anche l’Africa è ovviamente uno dei continenti che fa più gola a Facebook.

Come riportato da Il Sole 24 Ore ma anche dal Guardian, negli ultimi giorni dello scorso anno, l’ente indiano era intervenuto con forza su Reliance Communications – uno dei maggiori operatori di telefonia del Paese, e partner di Facebook nel progetto per l’accesso gratuito alla Rete – sospendendo il servizio. Una decisione alla quale Zuckerberg aveva reagito con una campagna su Facebook chiamata “Save Free Basics in India”. Una campagna che consisteva, di fatto, nel mandare alla Trai una mail di protesta contro la decisione a nome dell’utente loggato. Un’iniziativa che a Nuova Delhi non avevano preso benissimo, tanto che in una nota datata 18 gennaio la stessa autorità indiana aveva parlato di “sondaggio d’opinione fuorviato e crudamente maggioritarista”.

Ad ora quindi, la vittoria non è ancora schiacciante, ma c’è da scommettere che questo sia solo il primo round di un lungo match.

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